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“FERMATI. RESPIRA. SCEGLI”

13-08-2026 16:08

Dott.re Francesco Mattera

Benessere e Natura,

“FERMATI. RESPIRA. SCEGLI”

Tra un pensiero e l’altro ritrovati                                                                 Prima di cominciare, vi propongo una cosa molto se

                                                     Tra un pensiero e l’altro ritrovati
                                                                 Prima di cominciare, vi propongo una cosa molto semplice.

 


Per 30 secondi, non dovete fare nulla:
 

- Non dovete rispondere a un messaggio.

 

- Non dovete controllare il telefono.

 

- Non dovete pensare a cosa succederà dopo.

 

Semplicemente … fermatevi.

Com'è stato?


Facile?


Strano?


Difficile?


Forse qualcuno di voi potrebbe aver pensato subito:
 

“Quanto manca?”


Oppure:
 

“Che cosa dobbiamo fare adesso?”
 

Ecco.
 

Questo piccolo momento ci dice già qualcosa di importante. Il nostro cervello è abituato a essere continuamente occupato. Siamo circondati da notifiche, messaggi, video, musica, informazioni, compiti, impegni e pensieri. A volte sembra quasi che la nostra mente abbia sempre troppe schede aperte. 
 

Un po' come un computer:


- Una scheda per la scuola o per il lavoro.


- Una per gli amici.


- Una per i social.


- Una per i problemi.


- Una per il futuro.


- Una per qualcosa che è successo ieri.
- Ecc.
E spesso … tutte queste schede sono aperte contemporaneamente. Da qui la necessità fisiologica di prendersi delle pause di consapevolezza “per resettare” il cervello. Secondo il neuroscienziato Balachundhar Subramaniam, professore alla Harvard Medical School, la meditazione può offrire al cervello qualcosa di estremamente prezioso: una pausa consapevole dal continuo ciclo di reazioni e stimoli. Egli ci spiega in una sua recente intervista per il quotidiano “La Stampa” che il cervello non è un organo statico.
 

Il cervello cambia continuamente.
 

Risponde a ciò che viviamo.
 

Alle esperienze che facciamo.
 

Alle emozioni che proviamo.
 

Alle abitudini che ripetiamo.
 

In pratica, il nostro cervello impara continuamente da noi.
Se ogni giorno viviamo immersi nella velocità, nelle notifiche e nelle reazioni immediate, il nostro cervello si abitua a quella velocità.
Se invece, ogni tanto, ci fermiamo e impariamo a osservare ciò che accade dentro di noi, possiamo allenare una capacità diversa: la capacità di essere presenti.

 

PROVIAMO
 

Se vi va, chiudete gli occhi.
 

Oppure lasciate semplicemente lo sguardo rivolto verso il basso.
 

Non dovete cambiare il vostro respiro.
 

Non dovete respirare in un modo particolare.
 

Dovete solo accorgervi che state respirando.
 

Inspirate.
 

Ed espirate.
 

(Fate una pausa di circa 20 secondi)
 

Forse avete sentito il respiro.
 

Forse avete sentito qualche rumore.
 

Forse è arrivato un pensiero:
 

- “Chissà cosa devo fare dopo.”
 

- “Mi sono dimenticato qualcosa.”
 

- “Quando finisce?”
 

Ed è assolutamente normale.
 

La meditazione non significa smettere di pensare.
 

La mente pensa.
 

È quello che fa.
 

Il punto non è eliminare i pensieri.
 

Il punto è accorgersi che stiamo pensando.
 

E poi, con calma, tornare al respiro.
 

Una recente ricerca, condotta da un gruppo internazionale di studiosi e pubblicata sulla rivista scientifica Mindfulness, ha osservato attraverso l’elettroencefalografia ad alta densità ciò che accade nel cervello durante la meditazione, sia in persone alle prime esperienze sia in meditatori esperti. I risultati sono particolarmente interessanti: già dopo due o tre minuti di pratica focalizzata sull’osservazione del respiro emergono cambiamenti significativi nell’attività cerebrale. Gli effetti raggiungono il loro apice intorno ai sette minuti. Il risultato è quello che gli studiosi definiscono uno stato di “vigilanza rilassata”: la mente è più tranquilla, ma non spenta; il corpo e il cervello sono rilassati, ma la consapevolezza rimane pienamente presente. È come se il cervello dicesse: “Posso essere presente senza dover correre.” E forse questa è una sensazione che conosciamo poco.
 

Pensate a una giornata normale.
 

La sveglia.
 

Il telefono.
 

La scuola.
 

Le verifiche.
 

Le interrogazioni.
 

Gli amici.
 

Le aspettative.
 

I social.
 

Il confronto con gli altri.
 

La paura di non essere abbastanza.
 

La domanda:
 

“Cosa penseranno di me?”
 

Durante l'adolescenza il cervello sta ancora crescendo e cambiando.
 

È un periodo di grandi possibilità, ma anche di grandi pressioni.
 

A volte si può avere la sensazione di essere pieni di pensieri.
 

E quando i pensieri diventano troppi, può sembrare impossibile fermarli. Ma c'è una cosa importante da sapere.
                                                                   

 

 

Un pensiero non è necessariamente la realtà.
 

 

Se pensi:
 

“Non ce la farò mai”,
 

questo non significa che sia vero.
 

È un pensiero.
 

Se pensi:
 

“Tutti mi stanno giudicando”,
 

questo non significa che sia vero.
 

È un pensiero.
 

La meditazione può aiutarci a creare un piccolo spazio tra ciò che pensiamo e ciò che facciamo.
 

E in quello spazio può comparire una possibilità.
 

La possibilità di scegliere.
 

Facciamo un altro piccolo esercizio.
 

Per qualche secondo, provate a osservare il vostro prossimo pensiero.

Non cercate di pensare a qualcosa.
 

Aspettate.
 

(Fate una pausa di 10 secondi)
 

È arrivato un pensiero?
 

Probabilmente sì.
 

Ora provate a immaginare che quel pensiero sia come una nuvola.
 

Arriva.
 

Rimane per un po'.
 

Poi si sposta.
 

Non dovete combatterlo.
 

Non dovete cacciarlo.
 

Non dovete seguirlo.
 

Potete semplicemente osservarlo.
 

E tornare al respiro.
 

Questa è una delle cose che possiamo imparare attraverso la meditazione.
 

Non possiamo sempre scegliere ciò che accade nella nostra vita.
 

Non possiamo controllare tutto ciò che gli altri pensano.
 

Non possiamo impedire a tutti i problemi di arrivare.
 

Ma possiamo imparare a osservare ciò che accade dentro di noi.
 

Un pensiero.
 

Un'emozione.
 

Una paura.
 

Un momento di rabbia.
 

Un momento di tristezza.
 

Possiamo imparare a fermarci.
 

Respirare.
 

E scegliere come rispondere.
 

E allora, la prossima volta che vi sentirete sopraffatti…
 

Prima di reagire.
 

Prima di rispondere.
 

Prima di prendere il telefono.
 

Prima di pensare:
 

“Non ce la faccio.”
 

Provate a fare una cosa semplice.
 

Fermatevi.
 

Sentite i piedi appoggiati a terra.
 

Ascoltate il vostro respiro.
 

Inspirate.
 

Ed espirate.
 

Un respiro.
 

Poi un altro.
 

Non avete risolto tutto.
 

Ma avete creato uno spazio.
 

E a volte, dentro quello spazio, può nascere qualcosa di importante:
 

la possibilità di scegliere.
 

Forse il messaggio più importante è proprio questo:
in un mondo che ci chiede continuamente di essere connessi a tutto, imparare a fermarsi può essere un modo per tornare in connessione con noi stessi.

 

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