«Bevo perché la serata sembra durare di più, ci divertiamo a dire stupidaggini e non dobbiamo pensare ai compiti o ai problemi in casa.»
«A volte mi sento triste e, quando bevo, sembra che tutto pesi meno, anche se so che è un'illusione.»
«La cosa peggiore non è il mal di testa del mattino. È sentirmi dire dai miei che sono un fallito, se mi scoprono, invece di capire che a volte mi sento semplicemente perso.»
Quando parliamo di alcol, non parliamo semplicemente del bere, ma del perché lo si fa. Oggi osserviamo che molti ragazzi bevono per gestire se stessi e il rapporto con gli altri.
L'alcol viene utilizzato come un sedativo, un "calmante" per anestetizzare l'ansia, allontanare pensieri angoscianti o superare le difficoltà nelle relazioni sociali, che portano a limitare o trattenere comportamenti, pensieri ed emozioni per il timore del giudizio altrui. Si finisce così per diventare oggetti nelle mani degli altri, lasciando che siano loro a determinare il proprio modo di essere e persino il proprio modo di vivere le relazioni affettive.
La differenza non sta soltanto in "quanti bicchieri" si bevono. Un adolescente può bere una birra a una festa ed essere a rischio, mentre un altro può berne due senza esserlo. La differenza sta nel perché, nel come e nelle conseguenze del bere.
L'alcol permette di soddisfare un bisogno bypassando il desiderio, la parola e la relazione con l'Altro (il mondo esterno e le sue regole). Esprime, talvolta, una forma di narcisismo: un modo per avere l'illusione di controllare la situazione, un controllo solo apparente, distruttivo e fondato sul rifiuto delle autentiche convenzioni sociali.
Si inizia dal "primo drink"
Per molti ragazzi la prima esperienza con l'alcol avviene quasi sempre in gruppo. Ci sono due aspetti che meritano attenzione.
Il primo è il bisogno di appartenenza e di accettazione: una sorta di "posizione magica" in cui il gruppo ti colloca e nella quale si pensa di trovare finalmente le parole giuste, di essere meno impacciati e più sicuri di sé.
Il secondo è la paura di sentirsi inadeguati e di essere esclusi. Il ragazzo pensa che bere lo renda più interessante, più disinvolto e più accettabile agli occhi degli altri. Il timore è sempre lo stesso: «Se non bevo, sembrerò lo sfigato o il bambino del gruppo.» È la paura di essere tagliati fuori.
La caduta nell'illusione
L'esperienza del ragazzo prosegue, solitamente, attraverso due aspetti, spesso complementari.
Il primo è la falsa percezione del controllo. Il ragazzo è convinto di poter gestire qualcosa che, in realtà, non controlla. Pensa: «Io reggo», «So quando fermarmi.» È proprio in questa fase che il controllo inizia a venir meno. Si abbassa la guardia e compare il consumo rapido di alcol (binge drinking), cioè il "bere per ubriacarsi", spesso prima di entrare in discoteca o in un pub.
Il secondo aspetto è il vuoto del giorno dopo. Al termine della festa arrivano spesso confusione, disagio e sensi di colpa. Il problema è che, dopo aver usato l'alcol per socializzare, il ragazzo può iniziare a convincersi di non essere capace di divertirsi senza bere e di non poter essere accettato dagli altri se non attraverso l'alcol. È qui che nasce il rischio: credere di non poter fare a meno di quella sostanza per sentirsi padrone di sé e della relazione con gli altri.
Come affrontare questo vissuto?
Occorre ricordare che il protagonista è il ragazzo, non il genitore. Piuttosto che dirgli semplicemente cosa deve fare, è più utile aiutarlo a riconoscere il meccanismo in cui è entrato.
Invece di dire:
«Se bevi, sei un irresponsabile.»
Si potrebbe dire:
«Capisco che il sabato sera tu voglia fare le tue esperienze e che bere possa sembrarti un modo per sentirti più sicuro o ottenere l'attenzione degli altri. Ma hai mai notato quanto tempo ci mettete a riprendervi o quanto in fretta svanisca quella sensazione di "felicità"?»
Nota bene. Il consumo eccessivo di alcol durante l'adolescenza interferisce con lo sviluppo del cervello, compromettendo memoria, capacità decisionali e regolazione dell'umore. Inoltre, può provocare danni a organi ancora in fase di maturazione, come il fegato.



