Il 25 febbraio ricorre la Giornata Europea contro le molestie. Il tema è particolarmente sentito in ambito educativo e giovanile, considerando che in Italia 8 ragazzi su 10 ritengono che la violenza tra
coetanei sia un problema serio. Le preoccupanti percentuali – emerse dal recente studio Applying Safe Behaviours, promosso da SOS Villaggi dei bambini e co-finanziato dall’U.E. – ci dicono anche che le violenze sono psicologiche (prese in giro sull’aspetto fisico, stereotipi di genere, esclusione sociale), ma anche fisiche e sessuali .In Europa non va molto meglio. Quasi uno studente su tre dichiara di essere stato vittima di bullismo.
Come riconoscere il bullismo e cosa fare se si è vittima di bullismo.
Si definisce bullismo un comportamento aggressivo e ripetuto verso una persona o un gruppo. Può essere fisico, verbale o psicologico. Spesso c'è un disequilibrio di potere tra bullo e vittima. Il bullismo può assumere varie forme, da quella fisica (con spinte, pugni, calci, ecc.) a quella verbale (con insulti, minacce, derisione, ecc.), a quella psicologica (con strategie di esclusione, diffusione di pettegolezzi che minano l’identità della vittima). Il bullismo può essere agito in presenza oppure on line tramite i social media e, in tal caso, assume la forma di cyberbullismo. Le conseguenze per la vittima e per il bullo sono paradossalmente molto simili. Per la vittima: ansia, depressione, isolamento e problemi scolastici. Per il bullo: problemi di relazione, problemi scolastici e rischi di violenza futura. In caso di bullismo è di fondamentale importanza mettere in atto il prima possibile i seguenti comportamenti:
1. Parlare con qualcuno: insegnanti, genitori, amici
2. Non reagire: non rispondere alle provocazioni
3. Bloccare il contatto: evitare il contatto con il bullo
4. Denunciare: segnalare il bullismo a scuola o alle autorità
La Prevenzione, ovvero l’importanza della cultura del rispetto e del benessere collettivo
Il fenomeno del bullismo richiede da parte degli adulti un approccio preventivo strutturale nei sistemi di protezione dell’infanzia, che passi dalla costruzione di una cultura del rispetto e del benessere collettivo, affinché ogni minorenne possa esercitare il proprio diritto fondamentale a sentirsi al sicuro. Sono tante le iniziative che possono essere identificate come buone prassi. Tra queste segnalo Applying Safe Behaviours , il progetto europeo co-finanziato dall’Unione Europea, attivo da aprile 2025 a febbraio 2027, che coinvolge Italia, Bulgaria, Kosovo, Romania e Svezia. La finalità del progetto è rafforzare il ruolo attivo di bambini, bambine e adolescenti – in particolare provenienti da contesti vulnerabili – affinché diventino protagonisti nella creazione di ambienti sicuri per sé stessi e per i propri coetanei. Si tratta di un’iniziativa, infine, rilevante per media e opinione pubblica poiché, almeno nelle intenzioni dei promotori, intercetta un tema centrale nel dibattito pubblico: sicurezza a scuola, bullismo, violenza di genere, cyberbullismo; offre dati aggiornati e voci dirette di adolescenti; propone un modello innovativo che trasforma i ragazzi da “destinatari” a protagonisti del cambiamento; produce raccomandazioni concrete per istituzioni e servizi.
Inoltre, il progetto supporta educatori e professionisti nel riconoscere, prevenire e rispondere in modo adeguato alla violenza tra pari, compresa quella basata sul genere. Si basa su una metodologia già sperimentata (2021–2023) e prevede:
• Laboratori peer-to-peer (11–15 anni) condotti da giovani formatori (18–21 anni)
• Progetti di cambiamento ideati dai ragazzi per le proprie comunità
• Formazione per professionisti che lavorano con minorenni
• Laboratori di sensibilizzazione per adolescenti e adulti di riferimento
• Linee guida operative per i servizi sociali
• Raccomandazioni politiche a livello nazionale ed europeo
Contrastare il bullismo si può e si deve. Non giriamo lo sguardo. Non consideriamo normale, ciò che è sintomo di un disagio profondo dei giovani.



