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IL SINTOMO : QUANDO QUALCOSA INSISTE

07-01-2026 17:45

Dott.re Francesco Impagliazzo

disturbi alimentari,

IL SINTOMO : QUANDO QUALCOSA INSISTE

Capita, soprattutto durante l’adolescenza, che qualcosa non funzioni come dovrebbe: il corpo fa male senza motivo, l’ansia arriva all’improvviso, cert

Capita, soprattutto durante l’adolescenza, che qualcosa non funzioni come dovrebbe: il corpo fa male senza motivo, l’ansia arriva all’improvviso, certi comportamenti si ripetono anche se sappiamo che ci fanno stare male. Spesso gli adulti parlano di “problemi”, di “disturbi”, di qualcosa da aggiustare. La psicoanalisi, invece, usa una parola diversa: sintomo.
E per Freud e per Lacan il sintomo non è un semplice errore da correggere, ma qualcosa che ha un senso, anche se fa soffrire.

Freud: il sintomo come compromesso

Sigmund Freud si interrogò sulla sofferenza delle isteriche di inizio ‘900. Qualcosa “non funzionava” nel loro corpo, nei loro affetti o nei loro pensieri, ma la faccenda non si riusciva a collocare dal punto di visto medico. Si riteneva dunque che le pazienti “simulassero” il loro malessere. Freud fu il primo a sostenere che invece il loro sintomo fosse reale, nonostante la medicina non riscontrasse danni o malfunzionamenti di natura anatomica. Con l’ascolto delle isteriche nasce la psicoanalisi di Freud, che propone un nuovo sguardo sul sintomo: quando un desiderio non può essere accettato o riconosciuto, ebbene, esso non scompare, ma viene rimosso e ritorna sotto un’altra forma. Il sintomo, per Freud, è proprio questo: una formazione di compromesso, un compromesso tra due forze che si oppongono, quella del desiderio e quella che invece vuol tenerlo rimosso, inaccessibile alla coscienza. Il sintomo isterico allora sarebbe il risultato di queste due forze in opposizione: da una parte qualcosa del desiderio “passa”, si fa avanti, si compie (nella sofferenza sintomatica), dall’altra la verità di quel desiderio resta inaccessibile (e dunque può solo ripetersi facendo soffrire).

In altre parole: qualcosa insiste, ma non può dirsi direttamente.

Esempio clinico
Marco, 15 anni, ha forti mal di pancia ogni mattina prima di andare a scuola. Gli esami medici non mostrano nulla. Parlando, emerge che Marco sente di dover essere sempre all’altezza delle aspettative: non deludere, non sbagliare, non creare problemi, e di solito ci riesce anche bene! Il sintomo corporeo prende allora il posto di una parola impossibile: “Non ce la faccio”.  Per Freud, il sintomo non è il problema, ma la soluzione che il soggetto ha trovato, anche se è una soluzione costosa.

Lacan: il sintomo e l’Altro

Jacques Lacan riprende Freud e chiarisce un punto decisivo: il sintomo nasce nel campo dell’Altro, dal momento che il desiderio dell’essere umano è sempre, per Lacan, il desiderio dell’Altro. .Ma chi è l’Altro, con la A maiuscola? È il luogo del linguaggio, della legge, delle aspettative, delle domande che ci precedono, è il luogo in cui “siamo parlati” dall’altro prima ancora di riuscire ad utilizzare le parole. I genitori, la scuola, la società parlano, chiedono, indicano cosa è giusto, cosa è sbagliato, cosa si deve essere. L’adolescente cresce dentro questo campo e, prima ancora di sapere chi è, si confronta con una domanda implicita:“Che cosa vuole l’Altro da me?”.

Il sintomo, per Lacan, si viene a costituire proprio qui: come tentativo di rispondere a questa domanda, quando non c’è una risposta chiara o possibile.

Il desiderio dell’Altro e la costruzione del sintomo

Dire che il sintomo è una risposta al desiderio dell’Altro non significa che si sappia cosa l’Altro vuole. Al contrario: spesso non lo si sa, e proprio questa incertezza è fonte di angoscia.

Il sintomo prende forma quando il desiderio dell’Altro è percepito come eccessivo, contraddittorio, o impossibile da soddisfare. In questi casi, il sintomo diventa un modo di “tenere a distanza” l’Altro, oppure di rispondergli senza rispondergli davvero.

Facciamo un esempio preso dalla clinica.
Sara, 16 anni, ha crisi d’ansia prima delle interrogazioni. I genitori insistono molto sul successo scolastico, dicendo che “lo fanno per il suo bene”. Il sintomo non è semplice paura: è una risposta al peso di un desiderio dell’Altro vissuto come schiacciante. L’ansia blocca il corpo là dove sarebbe richiesto di performare. Il sintomo, qui, è un modo di dire: “Non posso essere ciò che mi chiedi”.

Adolescenza: il corpo pulsionale in primo piano

L’adolescenza è un momento critico perché il corpo cambia radicalmente. Arrivano nuove pulsioni, nuove sensazioni, un’eccitazione che non sempre ha un nome. Lacan parla di corpo pulsionale: un corpo attraversato dal godimento, non ancora simbolizzato. In questo campo l’Altro diventa il corpo stesso del soggetto. Corpo nuovo, con una nuova energia, con una immagine instabile, un corpo che non sa cosa vuole, ma qualcosa sicuramente vuole...

Quando il linguaggio non basta, il corpo parla. Il sintomo, in adolescenza, serve spesso a dare una forma al reale del corpo, a circoscrivere l’angoscia, a rendere visibile un disagio che non trova parole.

Il sintomo non è il nemico

Eliminare il sintomo senza capirne la funzione può essere rischioso, perché il sintomo sostiene un equilibrio, anche se precario e sofferente.

Per capire cosa intendiamo dire, prendiamo il caso dei ragazzi che passano molte ore a giocare online. I genitori spesso vogliono eliminare l’oggetto, convinti che sia la causa del problema. Ma può essere, che per qualcuno di questi ragazzi, il gioco non sia solamente un divertimento più o meno sregolato da cercare. Per alcuni può diventare un luogo fondamentale per tenersi integri, dove trovare riconoscimento, regole chiare, dove farsi un nome, un posto nel legame con gli altri. Togliere bruscamente il gioco significherebbe togliergli anche la funzione che quel sintomo svolge, lasciandolo esposto a un’angoscia ancora più forte. Il sintomo, qui, non è solo un comportamento da correggere: è una soluzione soggettiva a una difficoltà nel legame sociale.

In conclusione, il sintomo non è un errore, non è una colpa, non è solo qualcosa da eliminare.

È spesso un tentativo, a volte doloroso, di rispondere al desiderio dell’Altro, dare forma a ciò che accade nel corpo, di trovare un posto nel mondo. Il sintomo merita ascolto, non fretta di cancellarlo, perché, come insegnano Freud e Lacan, esso è ciò che insiste quando qualcosa di essenziale non ha ancora trovato parola.

 

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