Martina, a trentacinque anni, ricorda sua madre così” irreprensibile”. La mia mamma era una donna esemplare, perché era incapace di lasciare qualsiasi situazione al caso. Prendeva tutto in mano e organizzava tutto. Lo raccontava a chiunque volesse ascoltare e tutti si complimentavano con lei: Monica, ma come fai? Al tuo posto non c' è l’avrei mai fatta. Ogni volta, abbassava un po' la testa con questa falsa modestia che sapeva inscenare così bene; faceva un sorrisetto e, con aria un po' stanca, rispondeva in modo irritante: “ Non è sempre facile, ma è il mio dovere....Se noi, i suoi figli, eravamo presenti, aggiungeva dei lunghi sospiri e una strizzata d’occhio, indicandoci. E noi andavamo a nasconderci nelle nostre camere, pieni di vergogna perché le davamo così tanti problemi. Solo a pensarci mi rizza i capelli. Quando Martina ha detto alla madre che era mestruata, aveva tredici anni. Lei mi guardò in un modo così cattivo che non le ho mai più parlato di questo argomento. Non mi ha mai aiutato. Fu mio padre che si prese cura di tutto ciò che la pubertà comporta in termini di cambiamenti e di inquietudini. Mi sembra ascoltato, parlava spesso con me. Ma se la mamma entrava nella stanza, cambiavamo subito argomento. Lei lo capiva e diceva: “ smettete di parlare di queste sciocchezze ! E' per molto tempo ho pensato che stavo facendo delle stupidaggini, non solo quando ero tentata di affrontare l’argomento, ma anche quando avevo le mestruazione. Quindi ho avuto bisogno del mio primo reggiseno, mia madre si rifiutò di comprarmelo, dicendomi che non dovevo imporle questo. Martina ricorda ancora più tardi, quando le ho detto che ero incinta, lei mi ha chiesto come avevo potuto farle un torto simile, farla invecchiare, facendola diventare nonna. I miei figli la chiamano per nome. Un giorno, il mio maggiore, che aveva cinque anni, ha voluto chiamarla “nonna” come aveva sentito fare da uno dei suoi amici, la relazione è stata immediata: uno schiaffo e mai più coccole.
RIFLESSIONI
Essere la figlia di questa madre ideale significa essere amata e protetta fino alla pubertà e poi sentirsi esclusa. Sfumati confini tra le generazioni, la madre vuole perseverare la sua giovinezza, impedendo a sua figlia, divenuta una crudele rivale con cui competere, di viverla. La madre vuole mantenere avidamente la sua giovinezza e avendo paura di perderla, cerca non solo di negare, ma anche di assorbire.



