progetto_senza_titolo__10_-removebg-preview
header-logotype-base
header-logotype-base
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 

whatsapp
pinterest

facebook
instagram
whatsapp
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 

Blog

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 

L'ACCUDIMENTO DEL NEONATO

06-12-2025 16:23

Dott.ssa Verde Antonietta

Genitori,

L'ACCUDIMENTO DEL NEONATO

Volevo condividere un altro aspetto importante riguardo al neonato: l’importanza dell’accudimento, non solo negli aspetti fisiologici ma anche in quel

 

Volevo condividere un altro aspetto importante riguardo al neonato: l’importanza dell’accudimento, non solo negli aspetti fisiologici ma anche in quelli emotivi.
Tutti noi attribuiamo grande importanza a fattori come il cambio del pannolino, il bagnetto, il sonno e l’alimentazione — esigenze chiare per la maggior parte dei genitori — ma spesso si tende a tralasciare la cura emotiva, che è un concetto molto diverso dal “decidere per” o “invadere” il neonato.
Quando si parla di cura emotiva, si fa riferimento a gesti come parlare al neonato, cantargli, tenerlo in braccio, creare intimità e favorire così l’avvio di un legame di interdipendenza. Alcuni genitori, tuttavia, confondono la presenza autentica, fatta di reciprocità e di sguardi, con un obbligo di intrattenimento, come se dovessero costantemente “fare qualcosa” per il bambino.
Prendiamo l’esempio di un neonato capace di stare per un po’ nella culla in modo indipendente, esplorando l’ambiente attraverso giochi o stimoli sensoriali. Il genitore può provare una certa comodità in questa situazione e iniziare a dedicarsi a ciò che lo interessa, ma spesso lo fa trascurando lo stimolo curioso che il bambino sta vivendo.
Al contrario, quando il neonato manifesta disagio — ad esempio perché è stanco o in una posizione scomoda — la madre tende subito a proporre un’attività o un gioco per distrarlo, modificando così il livello di eccitazione.
L’eccitazione, infatti, è la parte visibile del sentire del bambino: racchiude emozioni come meraviglia, stupore e gioia che nascono quando l’interazione con gli altri e con il mondo porta a nuove scoperte, troppo piacevoli per essere interrotte.
La scelta di moltissimi genitori, di fronte a un pianto o a un lamento, è spesso quella di risolvere subito il problema “facendo qualcosa”. Ma viene spontaneo chiedersi: quando, di fronte a un disagio, la risposta è sempre un’azione o un’attività, che messaggio arriva al neonato?
Forse quello di una madre “esagerata”, che non riesce a tollerare quel momento di sospensione, trasformandolo in un disagio anche per il bambino stesso?
Quando la risposta abituale al disagio è sempre un’attività, il neonato rischia di essere sovraccaricato; la madre, a sua volta, si sente stanca, inadeguata e talvolta con il desiderio di “scappare” o di sentirsi soffocata. Il bambino può diventare dipendente da un’interazione costante e eccitante, faticando poi a stare solo. In questo modo, madre e figlio restano intrappolati in un circolo vizioso: la madre si sente costretta a mantenere alta l’attività, il neonato non riesce a sviluppare la propria autonomia emotiva.
Il neonato, in assenza di momenti di quiete e di vuoto, può sviluppare comportamenti compulsivi, cercando di riempire quel vuoto con qualcosa di familiare. Questo limita la sua apertura verso nuove esperienze e può ostacolare la creatività, con il rischio che in seguito si sviluppi una sorta di “sindrome della noia”.
Eppure, esistono molti modi per non trasmettere al bambino ciò che al genitore può sembrare catastrofico. Ad esempio, si può dire:
“Forza, cerchiamo di distrarci da quello che ti dà fastidio.”
In questo modo, la distrazione non diventa una fuga, ma assume un significato diverso: un modo per riconoscere e contenere il disagio.
Il malumore di un neonato può essere accolto semplicemente stando con lui, offrendo una resenza empatica:
“Sì, lo so che ti senti infelice, capita a tutti di sentirsi così. È tutto a posto, passerà.”
Gestendo in questo modo il malumore, la madre non solo aiuta il bambino a superare un momento di difficoltà, ma gli insegna anche un modo di affrontare le emozioni: quello di poterle vivere, tollerare e trasformare, senza doverle cancellare immediatamente con l’azione.

 

 

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 
Create Website with flazio.com | Free and Easy Website Builder