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IL CORPO NELL'ADOLESCENZA

24-09-2025 17:20

La Voce dei Ragazzi

IL CORPO NELL'ADOLESCENZA

L’adolescenza è un periodo di grandi cambiamenti, sia nel corpo che nella mente.


L’adolescenza è un periodo di grandi cambiamenti, sia nel corpo che nella mente. È un tempo in cui si smette di essere bambini, ma non si è ancora adulti. In questa fase, il corpo cambia velocemente: crescono i peli, cambia la voce, appaiono nuove sensazioni e si affacciano le prime esperienze legate al desiderio sessuale. Tutto questo può creare confusione, disagio, oppure far nascere nuove domande su sé stessi: “Chi sono?”, “Cosa mi sta succedendo?”, “Perché il mio corpo mi sembra estraneo?”.
La psicoanalisi, e in particolare quella ispirata al pensiero di Jacques Lacan, aiuta a capire meglio cosa accade in questo periodo così delicato. Secondo Lacan, il corpo non è solo qualcosa che abbiamo, come un oggetto da usare, ma è anche qualcosa che ci riguarda profondamente: è legato a come ci vediamo, a come ci sentiamo, a come gli altri ci guardano. Il corpo, insomma, parla, anche se non usa le parole.
Durante l’adolescenza, il rapporto con il proprio corpo cambia in modo radicale. Le trasformazioni fisiche non sono solo “naturali”, ma coinvolgono anche il modo in cui ci sentiamo nel nostro corpo, il modo in cui ci relazioniamo agli altri e a noi stessi. Il corpo può diventare un problema, un mistero, un campo di battaglia o, a volte, uno strumento per dire qualcosa che non si riesce a esprimere a parole.
Proveremo a esplorare cosa succede al corpo in due momenti principali:
- Capiremo cosa cambia davvero con la pubertà e perché questi cambiamenti possono creare disagio.
- Vedremo come il corpo, a volte, diventa un modo per esprimere qualcosa che si prova dentro, come nel caso dei disturbi alimentari, dei tagli o dell'ansia diffusa.
L’obiettivo non è dare risposte facili, ma aprire uno spazio di riflessione su un tema che riguarda tutti: come facciamo a sentirci “a casa” nel nostro corpo quando cambia così in fretta?

1. Il corpo che cambia: la pubertà e lo spaesamento
Quando si è bambini, il corpo è qualcosa che si dà per scontato. Lo si usa per giocare, correre, abbracciare. È come se fosse “naturale”. Ma con la pubertà, tutto cambia. Il corpo si trasforma molto rapidamente: cresce, si modifica, sviluppa caratteristiche sessuali. Questi cambiamenti non sono solo fisici. Anche il modo in cui una persona si vive e si guarda allo specchio può cambiare profondamente.
A volte, questi cambiamenti sono vissuti con imbarazzo, vergogna, oppure con un senso di estraneità. Ci si sente “a disagio nella propria pelle”. Lacan direbbe che si apre una “frattura” tra l'immagine che si aveva del proprio corpo e ciò che si è diventato. Non ci si riconosce più. E non è solo una questione di estetica, ma di identità.
Inoltre, con la pubertà entra in gioco una nuova dimensione: il desiderio. Si comincia a provare attrazione, curiosità, piacere. Ma tutto questo può confondere, perché non sempre si sa cosa fare con queste nuove sensazioni. Il corpo “chiama”, ma la mente non sempre ha le parole per rispondere.
Questo crea spesso una tensione: da un lato, si vorrebbe capire, gestire, controllare; dall’altro, si vive qualcosa di nuovo che sfugge, che inquieta. È in questo spazio di incertezza che possono nascere disagi profondi, che si esprimono spesso proprio attraverso il corpo.

2. Il corpo come scena del disagio
Quando le parole non bastano o sembrano mancare, il corpo può diventare un modo per esprimere ciò che si prova. In adolescenza, questo può accadere spesso. Non si tratta di “modi per attirare l’attenzione”, come si dice a volte troppo in fretta, ma di veri e propri tentativi – inconsapevoli – di dire qualcosa che dentro non trova posto.

Il caso particolare del rapporto col cibo
Molti adolescenti, soprattutto ragazze ma anche ragazzi, vivono un rapporto difficile con il cibo e con l’immagine del proprio corpo. L’anoressia, ad esempio, non è solo il desiderio di essere magri. È un modo per “prendere il controllo” su un corpo che cambia senza chiedere permesso. Il cibo, o meglio il rifiuto del cibo, diventa un modo per dire: “Questo corpo non lo voglio”, oppure “io decido cosa entra in me”.
Nel caso della bulimia, invece, il corpo può essere usato per scaricare una tensione interiore. Si mangia tanto, troppo, in modo compulsivo, e poi si cerca di annullare tutto con il vomito o con sensi di colpa. È come un ciclo che non finisce mai. Il cibo prende il posto delle parole: serve a riempire un vuoto che sembra insopportabile.
Questi comportamenti non sono scelti razionalmente. Sono sintomi, nel senso psicoanalitico: messaggi che il corpo invia quando il soggetto non riesce a trovare un’altra via per dire qualcosa di sé.

Il caso dell’autolesionismo 
Un altro fenomeno frequente è l’autolesionismo, cioè il farsi del male da soli. Anche qui, il corpo diventa un linguaggio. Il taglio può apparire come un gesto muto, ma in realtà dice molto: può essere un modo per “sentire qualcosa” quando tutto sembra vuoto; oppure un modo per esternare una rabbia che non si sa dove mettere.
Spesso, chi si taglia dice: “Non sentivo niente, dovevo provare qualcosa”. Oppure: “Tagliarmi mi calma”. Dal punto di vista della psicoanalisi, il dolore fisico può prendere il posto del dolore psichico: è come se il corpo venisse usato per rendere visibile e localizzabile un malessere che altrimenti rimarrebbe nell’ombra.

Ansia e disagio corporeo diffuso
Alcuni adolescenti non arrivano a gesti così forti, ma vivono comunque un grande disagio nel corpo. Possono sentirsi sempre in imbarazzo, avere paura di essere giudicati per come appaiono, evitare lo sguardo degli altri. Possono manifestarsi anche delle forme d’ansia che "prendono corpo": nausea, tensioni muscolari, senso di soffocamento, ecc.
Anche qui, il corpo è coinvolto in prima linea. È come se parlasse lui, al posto della persona, per dire che qualcosa non va. Lacan direbbe che si tratta di un “godimento fuori posto”, qualcosa che si fa sentire nel corpo ma che non trova posto nelle parole.

3. Il corpo come risposta: tra sintomo e creazione
Abbiamo visto come, in adolescenza, il corpo diventi spesso teatro di un disagio che non si riesce a dire a parole. Ma questo non significa che l’adolescente sia solo “in crisi”. Al contrario, la psicoanalisi ci invita a guardare i sintomi non tanto come problemi da eliminare, ma come tentativi di risposta a un cambiamento soggettivo profondo.
Ad esempio il rifiuto del cibo può sembrare distruttivo, ma in alcuni casi rappresenta un modo per affermare qualcosa di sé, per dire “no” a un’immagine o a un’identità imposta dall’esterno. O ancora, il taglio non lo si effettuarl semplicemente per farsi male: quel gesto può essere una maniera (dolorosa, certo) per mettere un confine tra dentro e fuori, tra sé e l’Altro, quando le parole mancano.
Lacan parla del sintomo come qualcosa che ha una funzione, una soluzione individuale a un problema che il linguaggio non riesce a risolvere del tutto. Per questo, ogni sintomo è unico e personale: va ascoltato, non giudicato.
In questo senso, anche il corpo-sintomo può trasformarsi in corpo-creazione. Alcuni adolescenti, ad esempio, trovano nella musica, nella scrittura, nel disegno, nella danza o nello sport modi nuovi per dire chi sono, per esprimere il proprio desiderio, per stare nel mondo. Queste attività non servono solo a “sfogarsi”: permettono di costruire un legame con il corpo che non è più solo sofferenza o angoscia, ma anche piacere, libertà, gioco.
Ciò che conta, per la psicoanalisi, non è adattarsi a un ideale (essere belli, forti, vincenti), ma trovare un modo proprio di esistere nel proprio corpo, anche se è imperfetto, anche se porta le tracce del disagio. Il corpo non è un oggetto da correggere, ma uno spazio da abitare, da esplorare, da fare proprio. E questo percorso è sempre diverso per ciascuno.

 

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