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Per una pedagogia a misura di bambino

30-08-2025 18:18

Dott.ssa Giuseppina Di Guida

Genitori,

Per una pedagogia a misura di bambino

Quasi nessuno si ferma davvero a riflettere su cosa significhi educare nel rispetto delle tappe evolutive proprie dei bambini e degli adolescenti.

La “neuropedagogia”, le “neuroscienze”, l’ “intelligenza artificiale" oggi imperano nel dibattito degli esperti di educazione e anche in chi si arroga di parlare di educazione sine titolo.
Quasi nessuno si ferma davvero a riflettere su cosa significhi educare nel rispetto delle tappe evolutive proprie dei bambini e degli adolescenti. 
I tempi dell’apprendimento spesso non coincidono con quelli richiesti dalle famiglie, dalla scuola, dall’economia. Ma non è solo una  questione di tempi, è una questione molto più profonda che investe il senso dell’educare e le attività che possono favorire uno  sviluppo armonico ed equilibrato dell’essere umano.
Di cosa ha bisogno un bambino da 0 a 3 anni?

Nei primi tre anni di vita del bambino si forma il 90% delle connessioni cerebrali di base. Il cervello è una spugna: tutto ciò che  avviene lascia tracce profonde. Le emozioni, le voci, i tocchi, gli sguardi. Non si tratta ancora di ragionare, ma di sentire il mondo.
Cosa serve al bambino? Contatto, presenza stabile, sicurezza emotiva, ritualità, tempo lento. Il bambino piccolo ha bisogno di 
relazioni, non di prestazioni. Ha bisogno di adulti calmi, non di fretta. Ha bisogno di essere al centro dell’attenzione degli adulti, non lasciato in compagnia di surrogati tecnologici.
Il bambino ha diritto alla cura , al rispetto dei suoi tempi … I bambini piccoli hanno bisogno di essere amati.
*
Di cosa ha bisogno un bambino da 3 a 6 anni?
Nella fase in cui il gioco è essenziale per sviluppare il linguaggio, consolidare la lateralizzazione , emergono le prime forme di pensiero simbolico. Il bambino “fa finta di” per dare senso a ciò che vive e impara attraverso l’immaginazione e il movimento.
Più il bambino gioca , più comprende il mondo. Il bambino in questa deve poter sperimentare il più possibile il gioco libero, la narrazione, il corpo in movimento, i rituali che rassicurano. 
A sei anni un bambino dovrebbe aver giocato mille storie, non esibire i segni di un’alfabetizzazione precoce.
*
Di cosa ha bisogno un bambino da 6 a 11 anni?
Nella fase in cui si sviluppano le abilità logiche, il linguaggio complesso, la memoria strutturata, il pensiero è ancora concreto: si ragiona su ciò che si tocca, si vive, si costruisce. Occorre allora offrire al bambino esperienze reali, strategie di apprendimento attraverso il fare, immergerlo in un contesto stabile,  insegnargli ad avere fiducia negli adulti. Il bambino apprende naturalmente se si sente accolto e stimolato senza paura, se l’educazione non ignora la dimensione affettiva e narrativa dell’apprendere. E’ fondamentale che la scuola adotti una valutazione dal volto umano, come strumento di crescita e non di selezione. Compito primario della scuola “primaria” è portare la realtà in classe, con esperienze vive e significative.
A 11 anni si dovrebbe aver imparato ad amare il mondo, non a temere i propri errori.
*
Di cosa ha bisogno un adolescente?
Da 12 a 16 anni il cervello dell’adolescente va in “ristrutturazione”: si rielaborano emozioni, pensiero, percezione di sé. La corteccia prefrontale si sviluppa, ma lentamente. Le emozioni sono forti, la razionalità è in costruzione.
Cosa serve all’adolescente? Un senso del suo essere , uno scopo del suo agire, adulti credibili, luoghi dove confrontarsi, sbagliare, riflettere. Il cervello adolescente cerca identità, non solo competenze. Compito degli adulti che si relazionano con gli adolescenti, siano essi genitori, educatori, insegnanti , è attivare il pensiero critico, 
parlare con loro di ingiustizia, di dolore, di possibilità. Il cervello adolescente ha bisogno di sfide vere, non di simulazioni o di realtà puramente virtuali.
*
E dopo i 16 anni? Di cosa hanno bisogno i nostri giovani?
Quando la corteccia prefrontale si consolida, può nascere il pensiero complesso, la progettualità, la responsabilità, si sviluppa l’identità personale e politica.
Al giovane adulto occorrono esperienze vere, spazi di parola e confronto, errori da cui imparare, relazioni autentiche per elaborare un progetto di vita, coerente con le proprie potenzialità e con i propri desideri.
L’educare non può prescindere dalla ricerca comune al senso, alla verità, alla giustizia, alla bellezza . Diversamente non si educa, si addestra.
*L’autrice è dirigente scolastica, media educator, formatrice per docenti di ogni ordine e grado, esperta di disagio giovanile, progettista di percorsi educativi inclusivi e trasformativi, specializzata in politiche culturali, direttore corso ITS.
 

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